Bandiere del lavoro approfondimento

L’archivio della Mostra della rivoluzione fascista

La mostra, inaugurata nell’ottobre del 1932, divenne un’istituzione permanente i cui uffici, retti da una Sovrintendenza, funzionavano presso il Partito Nazionale Fascista (PNF).

Il 25 luglio  1943, con la caduta della dittatura, inizia per i materiali che la componevano e per gli archivi che attenevano alla sua storia un calvario, per altro condiviso dalla maggioranza degli archivi degli organi centrali dello Stato e del regime: smembrati, imballati e trasportati al nord, dove si era costituita la Repubblica Sociale Italiana.

La parte della mostra inviata presso il Museo Lapidario di Salò nell’autunno del 1943, fu rinvenuta, in casse ancora intatte, nel 1945 e versata all’Archivio del Regno, la cui sede coincideva all’epoca con quella dell’Archivio di Stato di Roma, dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, che coordinò il recupero degli archivi pubblici e fascisti trasferiti al nord.

Nel contempo, tra il 1944 e il 1945, ciò che restava a Roma della mostra, nei locali e nei depositi della Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea, fu riunito, e il materiale così recuperato testimonia della ulteriore dispersione subita: il corpo relativo ai libri e al patrimonio bibliografico, fu diviso tra la Biblioteca nazionale centrale e la Biblioteca di storia moderna e contemporanea di Roma, allora dipendenti dal Ministero della Pubblica Istruzione; il materiale fotografico dell’Ufficio Propaganda del PNF e dell’Istituto Nazionale LUCE fu trasferito all’Archivio del Regno; gli archivi del PNF, invece, vennero depositati presso il ministero dell’Interno e solo dopo lo spoglio e lo scarto, nel 1947, versati all’Archivio del Regno, oggi ACS.

Bibliografia:

ARCHIVIO CENTRALE DELLO STATO, Partito nazionale Fascista, Mostra della Rivoluzione Fascista, Inventario a cura di GIGLIOLA FIORAVANTI, Roma, 1990 (MBCA, Pubblicazioni degli Archivi di Stato, Strumenti CIX)