Libro d’oro della nobiltà italiana

Il Libro d’oro della nobiltà italiana fu istituito con R.d. 5 luglio 1896 n.314, art. 68.

E’ un registro manoscritto che si compone di 30 volumi formato in folio di cm.45×60. In esso sono state iscritte le famiglie italiane che ottenevano la concessione o il riconoscimento di titoli nobiliari. Vi sono riportati dati anagrafici, alberi genealogici, titoli nobiliari, stemmi di famiglia, decreti di riconoscimento o concessione. Era redatto dalla Consulta araldica, organo amministrativo statale istituito con R.d. 10 ottobre 1869 n.5318 per dare pareri al Governo in materia di titoli gentilizi, stemmi e altre pubbliche onorificenze.

Il Libro d’oro è un documento originale, unico, prodotto dall’attività di un organo pubblico nell’esercizio dei suoi compiti istituzionali depositato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, insieme a tutto l’archivio della Consulta araldica, presso l’Archivio centrale dello Stato nel 1959. La Costituzione italiana (1 gennaio 1948), conservata in originale presso questo Istituto, sancisce nella XIV disposizione transitoria e finale che: “I titoli nobiliari non sono riconosciuti. I predicati di quelli esistenti prima del 28 ottobre 1922 valgono come parte del nome (…). La legge regola la soppressione della Consulta Araldica.” La sezione del Servizio araldico dell’Archivio centrale dello Stato cura le ricerche nell’archivio della Consulta (più di 25.000 fascicoli tra quelli intestati a singole famiglie, comuni, enti morali, reggimenti etc.), risponde alle Prefetture in materia di cognomizzazione dei predicati esprimendo parere dopo aver accertato le condizioni di applicabilità della norma espressa dalla XIV disposizione della Costituzione italiana.

Attualmente il Libro d’oro   e gli Elenchi ufficiali nobiliari italiani, approvati con R.d. 3 lug.1921 n.972 e R.d. 7 sett. 1933 n.1990 (con supplemento del 1937), sono gli unici documenti ufficiali in cui risulti prova dell’avvenuto riconoscimento di un titolo nobiliare nel Regno d’Italia.